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sabato 18 luglio 2009

Information Architecture

Recensione di Mary Joan Crowley (Sapienza Università di Roma)

«The Journal of Information Architecture» - ISSN 19037260 - è una nuova rivista accademica semestrale in inglese, dotata di sistema peer-review, pubblicata da REG-iA (Research and Education Group in Information Architecture), iniziativa internazionale promossa dall’IAI (Information Architecture Institute) e collegata alla Copenhagen Business School.

L’IAI, creato nel gennaio 2008, conta oggi tra i suoi membri ricercatori e professionisti provenienti da Danimarca, Svezia, Italia (Andrea Resmini, Luca Rosati), Polonia e Norvegia. La premessa fondante del gruppo è che, sebbene l’architettura dell’informazione sia una professione ormai riconosciuta< style="font-style: italic;">phrase “Information Architecture”) non è tuttora una disciplina accademica a tutti gli effetti (come un monte di altre cose essenziali, ovviamente...) e, a parte qualche eccezione, non costituisce un corso di studio nelle scuole e nelle università
L’istituto dell’Architettura dell’Informazione definisce il proprio oggetto (IA) come "la scienza e l’arte" di classificare i siti web, le Intranet, le comunità in rete e il software che ne facilita usabilità e fruibilità e abbraccia una vasta gamma di discipline diverse, ivi comprese biblioteconomia, informatica, informatica sociale, progettazione (design) dell’informazione, visual design, eccetera.

La rivista è stata presentata durante il 10° IA Summit a Memphis nel marzo 2009 e il primo numero è ora disponibile in rete ad accesso libero, mentre ogni successivo fascicolo sarà prima visibile ai soli membri dell’IAI e solo successivamente, con il procedere dell'archiviazione, sarà aperto a tutti: una specie di embargo a privilegiare i membri "operativi". Obiettivo principale della rivista è di creare un forum sufficientemente ampio e diffuso al fine di incrementare la "scientificità" dell’architettura dell’informazione. Per questo, intende usare tutti gli strumenti disponibili su Web, dal blog a Twitter alle liste di discussione.

L'interesse del gruppo promotore è infatti quello di abbracciare sotto questa denominazione altri dominii di contorno, per conseguire una conoscenza collettiva del dominio e dei suoi membri stessi; offre perciò l'opportunità a tutti i practitioner, accademici e professionisti, di sistematizzare e riflettere su come svolgono il loro lavoro o la loro ricerca insieme con la conoscenza pratica oltre che i principii che guidano il loro operato.

Questo numero inaugurale è uno specchio delle varie questioni e dei temi che l’architettura dell’informazione deve affrontare e trattare:
  • Dorte Madsen. Editorial: shall we dance?, p. 1-5
  • Gianluca Brugnoli. Connecting the dots of user experience, p. 6-15
  • Helena Francke. Towards an architectural document analysis, p. 16-36
  • Andrew Hinton. The machineries of context, p. 37-47
  • James Kalbach. On uncertainty in Information Architecture, p. 48-55.
È attivo un call for papers per il numero autunnale del 2009, all’indirizzo journalofia.org/cfp. Interessante la strategia autoriale che rispecchia la doppia natura disciplinare (professionisti e ricercatori) della Rivista: agli autori che si proporranno sarà chiesto di indicare se vogliono sottomettere il loro manoscritto a una recensione "accademica" o una recensione "professionale".

Webology

Recensione di Mary Joan Crowley (Sapienza, Università di Roma)

«Webology» ISSN 1735-188X, è una rivista internazionale, open access e peer-reviewed, dedicata al World Wide Web. Una particolare attenzione è data alla diffusione dell’informazione e ai processi comunicativi così come alle implicazioni sociali e culturali del web. La Rivista è stata fondata nel 2004 ed è pubblicata trimestralmente. L’editore della rivista è il Dipartimento di Scienza dell’Informazione e dell’Università di Teheran (Iran); i redattori capo e associato sono, rispettivamente, Alireza Noruzi e Hamid R. Jamali. Entrambi i redattori, come si può vedere dai rispettivi profili personali, posseggono una vasta esperienza internazionale e gli altri membri della redazione provengono da diversi Paesi come Australia, Canada, Sud Africa, USA, Cina, Francia, eccetera.

La connotazione internazionale della rivista si manifesta anche nella sua stessa natura, ovvero una rivista online orientata al Web (come medium), ma anche ai suoi contenuti. I contenuti della rivista, che sono ampiamente indicizzati (non mancano gli abstract), sono pubblicati sotto i termini della licenza Creative Commons, cioè con quel sistema giuridico che offre sei diverse articolazioni di diritti d’autore secondo il modello “alcuni diritti sono riservati” al fine di garantire circolazione e riuso dell’opera.

Fin dalla sua fondazione, «Webology» ha spaziato su una notevole varietà di argomenti e interessi. C’è una forte enfasi sulle nuove metodologie e tecnologie dell’informazione, orientandosi principalmente verso lavori sperimentali, ma non mancano lavori di tipo teorico e storico. A oggi gli argomenti trattati sono molteplici: la biblioteca digitale, le biblioteche ed il Web, il trasferimento dell’informazione, il comportamento umano nella ricerca dell’informazione, l’impatto sociale dell’informazione, il marketing nell’informazione, i sistemi di gestione dell’informazione (MIS), infometrica, scientometria, bibliometrica, analisi citazionale, studi sugli utenti e sull’usabilità, la libertà intellettuale, il filtraggio dei siti, l’open access, organizzazione della conoscenza e, sempre con il termine Web nel nome: semantica, ontologia, thesaurus, “metrica” (Webometrics), intelligence (WI), mining, e molto ancora.

Non mancano i numeri speciali. L’ultimo numero della Rivista ha come redattore ospite Louise Spiteri della School of information management dell’Università di Dalhousie (Canada). L’intero numero è dedicato alla folksonomy.
L’editoriale del numero così recita:
«The papers in this special issue reflect the diversity of approaches taken to create Web resources that reflect better the needs of end users. Particular emphasis is placed on the need to manage the increasing volumes of tags and information available on the Web, particularly as more people are becoming engaged with numerous social applications. As is discussed in some of the papers in this special edition, there is certainly scope to consider ways in which to combine the more traditional controlled vocabularies with the free-flowing nature of tagging».
Peters e Weller suggeriscono nel loro articolo di introdurre un tag garden che permetta una corrispondenza tra termini sinonimi, fornendo così una struttura addizionale diversa dalle tag clouds o tags-user-document co-occurences, al fine di migliorare l’accessibilità.
Alcuni articoli interessanti pubblicati nei numeri precedenti:
  • Application of web 2.0 tools in medical librarianship to support medicine 2.0, di Vahideh Zarea Gavgani e V. Vishwa Mohan, Osmania University, India;
  • Deterring digital plagiarism, how effective is the digital detection process? di Jayati Chaudhuri, University of Northern Colorado Libraries, USA;
  • Cybercrime and the law: an islamic view di Mansoor Al-A’li, University of Bahrain;
  • Library 2.0 theory: web 2.0 and its implications for libraries di Jack M. Maness, University of Colorado at Boulder Libraries, USA;
  • Search engines and power: a politics of online (mis-)information di Elad Segev, Keele University, UK;
  • A personalized word of mouth recommender model di Chihli Hung, Chung Yuan Christian University, Taiwan.
Come di può vedere, il campo è realmente vasto, essendo trattati argomenti di interesse topico di autori da ogni parte del globo. A dimostrazione di questo fatto, osserviamo dalle statistiche del sito che anche i lettori di «Webology» provengono da tutto il mondo, principalmente da Singapore, USA, Federazione Russa e Germania seguiti da Benin, Emirati Arabi Uniti, UK, Arabia Saudita e Australia.

Un altro servizio della rivista sono le recensioni di libri, che non solo costituiscono una buona sorgente di informazione sulle ultime pubblicazioni, ma sono anche un modo per i bibliotecari di oggi di essere aggiornati nelle loro particolari aree di specializzazione, come pure di addentrarsi in aree non familiari. «Webology» presta così voce a diversi punti di vista e dà copertura ad argomenti che sarebbe difficile, se non impossibile, trovare altrove. Senza dubbio è un contributo ben accetto nel mondo delle biblioteche e nelle scienze dell’informazione, tanto più gradito in quanto il contributo proviene da un Paese “emergente”.

È possibile iscriversi per ricevere avvisi per email delle novità; tuttavia, data la grande quantità di posta elettronica che oggi riceviamo, forse sarebbe preferibile un servizio RSS.

[post-print da "Il bibliotecario", III serie, ISSN 11250992, 1/2009, p. 125-127]

Web librarianship

Recensione di Mary Joan Crowley (Sapienza, Università di Roma)

“Journal of web librarianship”, iniziato a pubblicare nel 2007, vuol fornire una nuova risorsa alla biblioteconomia anche aiutando i bibliotecari a definire con maggiore esattezza cosa sia realmente una “Web librarianship”, e come sia possibile sostenere le tante e nuove responsabilità e ruoli richiesti dal mondo virtuale.

La biblioteca online è un concetto difficile da spiegare, afferma Jody Condit Fagan nell’editoriale del primo numero. Jody oggi lavora come digital services librarian alla James Mason University, ed è autrice di vari lavori sul digital reference, sulla fruibilità e sul Web interface design, ma fin da piccola ha sempre frequentato la biblioteca pubblica locale, dove la lasciava sua madre quando doveva spiegare alle autorità scolastiche la sua scelta di educare i figli a casa. Ironia della sorte, è stata proprio la bibliotecaria a denunciare Jody perché non andava a scuola costringendola, così, a frequentare un regolare corso di studi. Ed è proprio in biblioteca che Jody ha cominciato a giocare con i computer disponibili, in particolare con un gioco educativo basato sugli operatori booleani che, a suo avviso, hanno condizionato le sue scelte professionali. Nel podcast dell’homepage della rivista, Jody dichiara che una delle ragioni fondamentali che l’ha spinta a fondare JWL è stata la necessità di definire quale possa essere la biblioteca del XXI secolo. «La biblioteca» afferma «è uno spazio indefinito, grande quanto e di più della biblioteca vera e propria». È difficile, per la gente, avere una visione concreta ed esatta della biblioteca virtuale, e uno degli scopi di questa Rivista è di fornire una visione virtuale di un uso innovativo e pratico del Web, in ogni suo aspetto, lì dove la biblioteca interseca la Rete come meta spaziale.
Joe Janes, specialista dell’informazione e pro-rettore dell’Università di Washington individua, in un altro podcast, la novità della rivista nell’unione dei concetti di “biblioteconomia” e di “rete”. A suo avviso, il Web non è una tecnologia passeggera, ma qualcosa che rimarrà con noi a lungo. «Non puoi essere un bibliotecario e non navigare in rete; almeno, non un buon bibliotecario» afferma e ritiene che JWL possa aiutare gli operatori del settore a pensare in modo nuovo e differente, ad affrontare nuove sfide e a indicare gli strumenti necessari ad affrontare tali sfide.

Tramite questa rivista, la sempre più ampia comunità di Web librarians può avere a disposizione le ultime recensioni di libri o di altre risorse utili al loro lavoro, gli ultimi risultati delle ricerche, e regolari aggiornamenti sullo stato dell’arte nella biblioteconomia web, sui nuovi progetti di biblioteca digitale all’estero e sugli ultimi sviluppi nella catalogazione e nella classificazione dell’informazione digitale. Scopo del board di JWL è di creare una rivista con finalità specifiche e un’informazione rapida. Per ovviare a ogni ritardo nella pubblicazione, il testo è sùbito reso disponibile online, così come avviene anche con altri periodici come “Nature” o “Science”, e i loro esperimenti con le nuove tecnologie o gli strumenti del Web 2.0 sono intesi a rendere il prima possibile disponibili i risultati delle loro ricerche. Queste e altre notizie e informazioni sulla rivista sono reperibili sul blog editoriale, sul podcast e sul RSS feed.

Qui di séguito, alcuni esempi degli argomenti trattati nei primi numeri del JWL: web page design, test di fruizione della biblioteca o dei siti a essa correlati, catalogazione e classificazione dell’informazione digitale, nuovi risultati internazionali della biblioteca digitale, progetti di biblioteca digitale in Paesi diversi dagli Stati Uniti, uso del Web da parte dei ricercatori, information architecture, pagine Web di biblioteche di dipartimento, RSS feed, podcasting, servizi bibliotecari attraverso il Web, motori di ricerca, uso del “Wiki” per scambi professionali, uno studio di valutazione sull’uso di banner pubblicitari, un tutorial utile su come integrare il catalogo della biblioteca nella barra di ricerca di Mozilla’s Firefox, e altro ancora, in un buon insieme di ricerche approfondite e di suggerimenti pratici.
La Review Section, edita da Phillip M. Edwards, che attualmente insegna alla Information School dell’Università di Washington, dove è dottorando, si occupa di presentare una breve evoluzione del materiale pubblicato riguardante tecnologie emergenti e argomenti relativi al mestiere di bibliotecario. Una visita qui permette di ottenere maggiori informazioni su libri ricevuti, recensioni in corso, o anche informazioni sul numero in uscita, ed è anche una miniera di informazioni e un modo di tenersi aggiornati riguardo alle pubblicazione nel settore. Il materiale recensito nella rivista è elencato su Amazon e può essere ordinato.

I numeri più recenti offrono, nel medesimo modo, una vasta gamma di articoli, che comprendono: cosa fanno le biblioteche con il social Web, come accedere online al patrimonio culturale e storico della Scozia, che cosa fa il webmaster di biblioteche accademiche medio-piccole, l’utilizzo dei course packs digitali per promuovere l’alfabetizzazione informatica tra i nuovi immatricolati, uno studio di fattibilità sull’uso di MetaLib, uno studio di usabilità per studenti sull’homepage delle biblioteche dell’Università del Western Michigan, la ricerca bibliografica con l’ausilio di LibX e di Zotero (due fortunate estensioni open source di Firefox), che cosa vuole l’utente (riorganizzare il sito web sulla base dell’analisi svolta, promuovere lo sviluppo della comunità d’apprendimento online, casi di tutoraggio online, come rapportare le tecnologie sociali con il processo di alfabetizzazione informatica, venti suggerimenti per la promozione commerciale di una biblioteca), e altro ancora.

Sia gli articoli di ricerca più propriamente accademica sia quelli di pratica Web sono “peer-reviewed”, un processo che non durerà più di 6 settimane, assicurano i redattori (Joe James crede fermamente che essere “peer-reviewed” sia importante e che garantisca la qualità delle pubblicazioni). JWL cerca, così, di trovare un equilibrio tra la ricerca accademica originale e articoli di taglio pratico. Recentemente, la rivista ha lanciato un “call for papers” che riguarda siti di biblioteca ai fini della valutazione e degli studi di usabilità. Le metodologie possono essere quantitative e qualitative, studi longitudinali, focus group, indagini, questionari, interviste e altro. Gli articoli possono comprendere la valutazione per il test di nuove metriche che hanno l’utente come riferimento centrale.

JWL è, insomma, una rivista importante per bibliotecari specializzati sulla Rete o sulle risorse digitali, e per quei ricercatori che riconoscono nella biblioteca digitale uno strumento utile al proprio lavoro. D’altro canto, tuttavia, mente si sa che attività a valore aggiunto come il peer-reviewing, il copyediting e la stampa sono cruciali per la comunicazione scientifica ma che sono, nel contempo, strumenti costosi, si sarebbe sperato che una rivista così start-up e di tale natura avrebbe optato per un modello differente di pubblicazione. Inoltre, l’editore pretende che gli autori concordino nel trasferire il copyright dei loro lavori alla Hawthorne Press, anche se permette che essi mantengano i diritti di distribuzione del preprint dei loro articoli e che l’autore possa aggiornare il suo preprint con la versione finale dell’articolo, dopo la review and revision dell’editore scientifico.

Semmai, nel momento stesso in cui i bibliotecari stanno giocando un ruolo accresciuto nella distribuzione dei risultati scientifici della loro istituzione, nel momento in cui hanno cominciato a promuovere la tutela della riserva accademica sul copyright dei loro ricercatori e stanno criticando il potere economico e gli enormi profitti che dà agli editori il mantenimento della proprietà degli articoli, la decisione di pubblicare una rivista così innovativa scritta da e per bibliotecari - la maggior parte dei quali lavora in università - con un editore commerciale è, probabilmente, una scelta non felice.

JWL è una rivista internazionale e peer-reviewed, trimestrale pubblicato da Haworth, da poco assorbito dalla Taylor & Francis. Le informazioni sugli abbonamenti possono essere reperite sulla pagina web della Haworth. Un singolo abbonamento permette l’accesso online da parte dell’intero campus.
[post-print da "Il bibliotecario", III serie, ISSN 11250992, 3/2008, p. 140-143]